Teatro in carcere.

Il tavolo dei relatori

Nel corso della conviviale online su piattaforma Zoom, lunedì 15 febbraio, è stato presentato il progetto "teatro in carcere", con la partecipazione di svariati ospiti, coordinati dal nostro Presidente, Giorgio Visconti.

“L'esperienza mi ricorda che non sono solo un detenuto, oltre le sbarre c'è ancora la speranza di cambiare, migliorare, esprimere sentimenti”.

Oppure: “Cos'è il teatro? Forse è tutto, la vita il mondo e ciò che ci circonda. Mi ha fatto vedere sfumature e colore anche qui, dove le decorazioni sono uguali tutti i giorni”. Ancora: “Il teatro mi ha insegnato il rispetto, permesso di smussare l'impulsività e imbrigliare le sfumature negative del carattere che mi hanno portato qui”.

Sono solo alcuni dei pensieri che la direttrice della Casa Circondariale delle Novate, Maria Gabriella Lusi, ha raccolto nei giorni scorsi dai detenuti partecipanti nel 2020 al laboratorio teatrale condotto dall'attuale regista piacentino Mino Manni, imperniato sull'”Iliade” di Omero (dopo quello del 2019 sul “Giulio Cesare” di Shakespeare).

Parole toccanti che, in questa fase così critica risuonano con potenza accentuata e che dovrebbero tenere bene a mente tutti coloro che considerano tali attività come gli accessori di esistenze intellettualistiche.

 Le testimonianze riportate da Lusi sono state uno dei passaggi più significativi della serata conviviale organizzata su piattaforma online, dal Rotary Piacenza, per rendere giustizia a quanto è stato portato a termine - con lodevole luminoso sforzo comune di convinzione, tenacia e passione nonostante le difficoltà della pandemia - dall'istituto carcerario, Mino Manni  e grazie alla collaborazione della associazione Oltre il Muro, nonché delle volontarie Carmela Caserta e Maria Rosa Salamina, con il contributo economico del nostro Club, rappresentato dal presidente Giorgio Visconti e dal suo predecessore, Pietro Coppelli.

I predetti, sono stati i  conduttori di una serata che, con ben altro effetto, si sarebbe dovuta svolgere nel teatro in Santa Maria della Pace, dove si spera di recuperare dal vivo quanto l'emergenza lo consentirà.

 Presenza d’onore, il prefetto di Piacenza, Daniele Lupo.

I concetti espressi dai partecipanti , si possono così sintetizzare:

Il carcere che si fa luogo di reinserimento e opportunità, onora la Costituzione. Guardarsi da fuori, uscire dalla propria esistenza, dalla contingenza in cui ci si trova attraverso l'esercizio della bellezza, è una possibilità straordinaria per superare i confini della reclusione e intravvedere un percorso.

Il disagio dei detenuti, fatte le debite proporzioni, ci aiuta a  comprendere e intervenire sulle derive delle nuove generazioni accentuate dall'isolamento forzato.

Insomma, le carceri non siano entità avulse dalla comunità e viceversa.

 L'istituto piacentino si impegna perché ciò avvenga, offrendo un esempio che ne travalica le mura facendosi modello per tutte quelle zone limitanti della società che stigmatizziamo e giudichiamo, volgendo altrove lo sguardo per quieto vivere.

 I detenuti sono persone che hanno sbagliato, spesso per vissuti drammatici, mancanza di strumenti, assenza di esempi corretti” ha chiosato Lusi, sottolineando come il teatro si sia dimostrato "una possibile e accattivante sinergia con il territorio.

 

Foto teatro in carcere

una scena da l'Iliade
Mino Manni
Maria Luisa Lusi
Il Prefetto, S.E. Daniela Lupo
Il Presidente Giorgio Visconti
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